Transgender: si suicida a 14 anni. Denunciato lo staff ospedaliero

La madre: «Gli ospedali dovrebbero essere luoghi sicuri in cui professionalità e cure mediche adeguate sono garantite. Non è stato così»

Transgender: si suicida a 14 anni. Denunciato lo staff ospedaliero

San Diego. È stata depositata lunedì  26 settembre la denuncia rivolta allo staff medico e al personale del Rady Children’s Hospital. Una decisione sofferta e ponderata quella di Catherine Prescott, la madre di Kyler Prescott, il quattordicenne transgender che si è tolto la vita l’aprile scorso. «Era stato ricoverato per depressione, già a quattordici anni aveva sperimentato l’abuso e le violenze che spesso le persone transessuali provano sulla propria pelle» dice Catherine, «era depresso, stava pensando al suicidio e per questo avevamo deciso per il ricovero ospedaliero, pensavamo che insieme, grazie alle cure mediche e psicologiche, ce l’avremmo fatta».

Kyler però dopo cinque settimane dal ricovero si è suicidato. «Lo staff continuava a riferirsi a lui al femminile anche se sia io che lui avevamo messo in chiaro che la sua identità era maschile. Da qui anche i pazienti gli davano della ragazza, l’uso del femminile è stato il colpo di grazia». I commenti del personale hanno impedito a Prescott di ricevere un trattamento adeguato sostengono gli avvocati. L’adolescente si è ucciso un mese dopo è stato dimesso dall’ospedale. Si tratta di uno del primo caso di discriminazione transfobica dopo l’entrata in vigore dell’Obamacare che vieta esplicitamente la discriminazione dei pazienti transgender. Il team legale accusa quindi l’ospedale di San Diego di aver violato le tutele riservate all’adolescente sia dal Affordable Care Act che dagli statuti legislativi federali e statali.

 

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Secondo una denuncia civile, a Kyler Prescott è stato assegnato il genere femminile alla nascita ma ha iniziato a vivere la sua identità di genere, da ragazzo, già a 10 anni. A 14 anni compiuti Prescott aveva già fatto coming out con la sua famiglia, ha potuto legalmente cambiare la sua documentazione con il genere maschile e la riattribuzione di nome e stava iniziando il percorso ormonale  di transizione. Quando è stato ricoverato per cure psichiatriche al  Rady Children’s Hospital le sue cartelle cliniche lo identificavano come maschio. Negli atti di denuncia si legge come il personale abbia ripetutamente «ignorato la sua identità di genere rivolgendosi a lui sempre con il femminile ignorando le richieste di un’attribuzione maschile». La madre di Kyler riferisce inoltre un episodio allarmante, dopo aver lasciato il reparto l’adolescente ha confidato alla madre come un dipendente gli abbia detto  «Tesoro, mi sarebbe piaciuto chiamarti “lui” ma tu sei così una bella ragazza».

In Italia sono diversi i casi di disinformazione e non professionalità rispetto alle persone transessuali nelle strutture ospedaliere. L’ultimo caso è di luglio scorso. «Questa dove la mettiamo? » La domanda riguardava una transessuale, Nunzia, registrata come donna all’anagrafe che è stata accolta così dal personale paramedico dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli dove aveva chiesto assistenza per problemi cardiaci. Non è infatti raro per le persone trans italiane dover costantemente combattere per veder garantiti i propri diritti in Italia, soprattutto per quanto riguarda il trattamento ospedaliero, il rispetto per la propria identità di genere e soprattutto la dignità che deve essere data a tutti egualmente.