Benigni: “ La commedia senza la presenza femminile è come una vita a metà”

Con il premio Oscar de La Vita è bella si è conclusa la Festa del Cinema di Roma.

Benigni: “ La commedia senza la presenza femminile è come una vita a metà”

Un bellissimo incontro quello con Roberto Benigni alla Festa del Cinema di Roma, arrivata al suo ultimo giorno, dove il premio oscar ha parlato della sua carriera e dei suoi lavori con registi come Federico Fellini che lo ricorda cosi: “È stato come Kafka, come Stravinsky, come Picasso: non ha cambiato la storia del cinema, ma è stato il più grande regista del ‘900. Aveva la capacità di parlare intimamente di sé e di parlare di tutti noi. Ci siamo conosciuti nel 1980 e ogni volta che faceva un film mi chiamava per fare un provino. Ci scambiavamo molte battute. Ma si divertiva con me. Mi diceva: quanti anni hai? E dopo aggiungeva: ma io cerco un vecchio, ma io cerco una donna”.

Speciale il suo ricordo per Massimo Troisi: “Aveva un senso tragico della vita. Non ci resta che piangere è un film sgangherato, nato dalla gioia dell’allegria, un lavoro immenso e faticosissimo scritto 3-4 volte con vari sceneggiatori, fatto di tanto amore e tanta improvvisazione”.

Puntuali le sue dichiarazioni d’amore per la moglie Nicoletta Braschi: il premio Oscar, dopo aver visto la scena de Il piccolo diavolo (1988), dove l’attuale moglie, scendendo dal treno mentre i marinai la salutano dai finestrini, trova lui sulla banchina, confessa così al pubblico: “È il suo ingresso nella mia vita, c’è un prima e dopo di lei. Nel prima, tutto era farsa: la commedia senza la presenza femminile è come una vita a metà, non la si può concepire. Da allora, abbiamo fatto tutto insieme come una compagnia teatrale, è stata sua l’idea di darci libertà producendo noi i nostri film. Mi ha dato verità. Mentre volavo, mi ha riportato con i piedi per  terra, e io non riesco a immaginare un altro volto, un’altra presenza, un altro respiro che non sia lei. Per me è una benedizione. Lo è stata davvero.”

Non manca la voglia di fare a Roberto Benigni che, dopo tanto tempo in televisione, ha il sogno di produrre un nuovo film: “Ora ho un desiderio irreprimibile di fare un film di un’allegria sfrenata! E poi ho saputo che Tom Hanks vorrebbe lavorare con me: ebbene, sono pronto a fare un film con lui, visto che lo considero uno dei grandissimi attori contemporanei”.

Prima del saluto finale, Benigni ha avuto tempo di raccontare la sua esperienza con i papi. Il suo celebre “wojtylaccio” in tv nel 1980 gli costò un processo e una condanna (un milione di multa e un anno di reclusione con la condizionale”, ha ricordato). Poi ci fu la clamorosa riconciliazione : “Mi chiamò il Vaticano dicendo che il papa voleva vedere il mio film “La vita è bella” – ha raccontato – Tornai apposta da Los Angeles a Roma per recarmi in Vaticano”. E qui Benigni si e’ esibito nel suo repertorio migliore: “Ricordo che pioveva e ad attendermi in una chiesa, in cui doveva avvenire la proiezione, c’erano tante suore polacche, bellissime. Poi arrivò Wojtyla in pantofole. Erano rosse e avanzava come fosse un imperatore. Le suore si alzarono come a fare una ola divina”.

Alla fine della proiezione, Giovanni Paolo II gli disse che il film lo aveva fatto commuovere.

Ma il rapporto con i pontefici è poi proseguito anche con papa Francesco:  “Il giorno dopo che  avevo recitato i Dieci comandamenti in Rai, mi chiamò papa Francesco a casa, ma lo fece alle 8 di mattina. Così gli risposero di richiamare il giorno dopo perché io ancora stavo dormendo. Capite? Il Papa chiama a casa mia e gli dicono di richiamare perché io dormo!”.