Rome Independent Film Festival: L’insonne e Sull’orlo della gloria

Prosegue il resoconto sui film in programmazione alla quindicesima edizione dell’interessante Festival del Cinema Indipendente al Savoy di Roma.

Rome Independent Film Festival: L’insonne e Sull’orlo della gloria

L’insonne (Italia, 2016) di Alessandro Giordani, ispirato al fumetto omonimo di  Giuseppe Di Bernardo e Andrea J. Polidori (ma altri riferimenti letterari sono presenti nei titoli di coda)  racconta le avventure di Desdemona, la d.j di un programma radiofonico che dà il titolo al mediometraggio (di 45 minuti, il pilota di quella che regista e produzione sperano possa diventare una serie tv) che incuriosita da un giovane ascoltatore che l’ha chiamata, si ritrova a indagare su una clinica privata.

Fedele allo spirito del fumetto ma narrativamente autonomo (il finale cinematografico è ben più edulcorato di quello gore del fumetto) L’insonnne si impone per la qualità della fotografia e delle riprese e per la riuscita caratterizzazione dei personaggi, a cominciare da Chiara Gensini, credibilissima in un ruolo difficile specialmente quando dalla astrazione del fumetto si approda al naturalismo della ripresa cinematografica.
Indovinato anche il resto del cast, da Francesco Montanari che risulta contenuto e non strabordante (segno che  Giordani sa dirigere), al giovanissimo Andrea Pittorino, con l’unica eccezione di Olga Shapoval che non è credibile in nessuna, nessuna, delle battute che dice.
L’insonne è un pilota di lusso, squisitamente cinematografico, che merita davvero di approdare sul piccolo schermo. In bocca al lupo a Giordani e al suo progetto!

sullorlodellagloriaUna gradita sorpresa è stato il bellissimo documentario di Maurizio Sciarra Sull’orlo della gloria (Italia, 2016)  che, tramite la testimonianza delle persone che lo hanno conosciuto e amato, ricostruisce vita e carriera di Pino Pascali uno dei più interessanti esponenti dell’arte povera italiana che è stato attivo per tutti gli anni 60 morendo giovanissimo in un incidente di moto nel 1968.

Sciarra intervista i testimoni di quell’epoca gli amici e le amiche di Pascali (tra cui Paola Pitagora) e i colleghi e galleristi di allora tra cui Fabio Sargentini il primo a credere in Pascali e a organizzare una sua personale alla galleria l’Attico.

Sciarra sa mettere a loro agio tutti gli intervistati e le intervistate sapendone cogliere l’intima umanità senza violarne la privacy, istaurando un magico scambio di doni: Sciarra racconta per la prima volta in un documentario l’artista Pascali e chi lo ha conosciuto e ha lavorato con lui è felice di contribuire al racconto rivelando un po’ dei suoi trascorsi con lui.
Paola Pitagora si mette in gioco con grande generosità senza nascondere la commozione con cui ricorda la sua amicizia con Pino.

Sciarra vista i luoghi dell’infanzia di Pascali a Polignano a Mare (dove esiste una fondazione a lui dedicata) e quelli del suo lavoro romano e sa restituire la complessità del suo agire artistico illustrando il suo percorso artistico: dai tanti disegni animati per i caroselli Rai (coi quali si mantiene) con Sandro Lodolo, alla scultura alle scenografie e alle vere e proprie performance (alcune delle quali sono immortalate nel cortometraggio sperimentale SKMP2 di Luca Patella del 1968) che Pascali progetta e realizza in meno di un decennio.

Sciarra intervista collezionisti, curatori e curatrici di mostre, spostandosi sino a Parigi, dalle cui testimonianze scaturisce il ritratto di un precursore di un’arte che, uscita fuori dai quadri, si interroga  sui rapporti con la natura (in Ricostruzione della natura  Pascali ripropone delle pozzanghere di acqua colorata dentro delle vasche quadrate) sui materiali con cui si fa arte (materiali di recupero, metalli e corde) dove è previsto che il pubblico entri dentro l’opera d’arte, o dove la traccia dell’artista si fa sentire nel riutilizzo di manufatti pre-esistenti (alcune scope scovolino sono impiegate per assemblare un serpente, ancora oggi in esposizione alla Galleria d’Arte Moderna di Roma).
Sciarra e Anna d’Elia, che ha condotto tutte le ricerche, sanno spiegare uno dei capitoli meno immediati dell’arte contemporanea con una felicità da divulgatori e divulgatrici  che seduce, ammalia e innamora. Una delle perle di questa quindicesima edizione del RIFF.