Strike a pose: storie toccanti sui ballerini di Madonna

Nel 1990 col Blond ambition tour Madonna promosse la libertà di essere se stessi. Un documentario ne ripercorre i temi attraverso le vite dei protagonisti

Strike a pose: storie toccanti sui ballerini di Madonna

madonna_blond_ambition_tour_name

Fra le tante conseguenze dei fatti politici recentissimi in Italia  vi è anche quello di aver oscurato le due serate evento, il 5 e 6 dicembre scorso, che hanno visto la proiezione del film documentario di Ester Gould e Reijer Zwaan Strike a pose, che prende il nome dallo storico ritornello di Vogue, primo singolo dall’album I’m breathless di Madonna del 1990.

Per uscire di retorica, il documentario presenta sotto un inedito punto di vista quello che fu un evento sociale storico dei primi anni ’90: il Blond ambition tour. Luis Camacho, Oliver Crumes III, Salim Gauwloos, Jose Gutierez, Kevin Stea, Gabriel Trupin e Carlton Wilborn, i ballerini che la cantante scelse nel 1987 per il tour, sono i protagonisti della pellicola che ne ripercorre le vicende personali e l’effetto che li catapultò sul palcoscenico mondiale con effetti, per alcuni di loro, devastanti: alcolismo, tossicodipendenza, difficoltà di gestire gli aspetti privati della vita sotto la luce dei riflettori vengono raccontati da uomini che all’epoca erano ragazzi.

madonna-vogue90

Le interviste ai protagonisti scendono nei particolari di vite che hanno preso strade diverse, arrivando a raccontare aspetti finora tenuti segreti da alcuni di loro, come la sieropositività di Salim Gauwloos, che aveva già contratto il virus all’epoca ma lo ha tenuto segreto fino ad oggi. Il messaggio, già portato avanti da Madonna con il Blond ambition e poi con il documentario Truth or Dare (A letto con Madonna, presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 1991), è ancora una volta quello della libertà di essere sé stessi e ma anche di quali siano gli effetti della notorietà: piacevoli ma anche potenzialmente devastanti.

 

I momenti più privati e toccanti, come il ricordo della morte per Aids di Gabriel, arricchiscono un affresco sulle vite di ragazzi che condivisero un’esperienza straordinaria. Oggi conducono vite molto diverse, alcuni con più successo altri con la necessità di fare i conti col fallimento, ma tutti hanno deciso di mettersi ancora una volta a disposizione del pubblico, questa volta da uomini maturi, per condividere con maggior coscienza quel messaggio antico che resta il leitmotiv: la libertà di esprimersi e di sbagliare, non vergognandosi mai e vivendo responsabilmente per sé e per gli altri.

Per i fan di Madonna: no, lei oggi non è in questo film. La sua figura qui resta quella della Madonna dei primi anni ’90, quella giovane diva che aiutò milioni di ragazzi ad essere fieri di sé e che poi si allontanò dai ballerini man mano che le vite prendevano strade diverse, tanto che ebbe anche cause legali con alcuni di loro. Di lei resta la splendida immagine di 25 anni fa e quell’«amore» quasi filiale ma ormai perduto, come ammette con rammarico Kevin lasciando intravedere una possibile morale amara: che forse il prezzo della celebrità è la solitudine.