Gentiloni, dalla sinistra extraparlamentare a possibile Premier

Gentiloni in pole position per il nuovo governo, ma l’incognita resta la durata del nuovo esecutivo. Renzi teme di lasciare il “voto subito” a M5S e Lega

Gentiloni, dalla sinistra extraparlamentare a possibile Premier

L’ex ministro degli esteri del governo Renzi Paolo Gentiloni è uno dei papabili per il nuovo incarico a palazzo Chigi,

Le consultazioni della giornata di oggi 10 dicembre potrebbero già aprire la strada ad un governo di transizione e risolvere la crisi iniziata dopo il voto al referendum dello scorso 4 dicembre 

Paolo Gentiloni è stato Ministro degli Affari Esteri nel primo governo Renzi appena conclusosi e vanta una lunga carriera politica, iniziata, come pochi sanno, nella sinistra extraparlamentare degli anni ’70.

Di formazione cattolica, Gentiloni inizia tuttavia nei movimenti studenteschi vicini a Democrazia Proletaria, entrando in seguito nel Partito di Unità Proletaria. Grazie a questa militanza stringe amicizia con Ermete Realacci e Chicco Testa. Nel 1984 ottiene la direzione de La Nuova Ecologia, divenendo nel 1990 giornalista professionista. Nel 1993 diviene portavoce di Francesco Rutelli, appena eletto Sindaco di Roma. La svolta moderata arriva negli anni ’90, in cui prosegue la collaborazione con Rutelli fino ad essere fondatore de “La Margherita”, la realtà politica centro-riformista che lo avrebbe portato in Parlamento nel 2001 e che si sarebbe fusa con i Ds nel 2007, per costituire il Pd.

Nel governo Prodi, nel 2006, viene nominato Ministro delle Comunicazioni, ma non riesce a portare a termine la riforma del sistema televisivo, anche per le sfortunate vicende del governo del “professore”.

Ultimo incarico importante quello conferitogli da Matteo Renzi nel suo governo, un ruolo chiave, quello della Farnesina, che lo proietta adesso verso un difficile governo di transizione.

E’ evidente la pressione di Mattarella per evitare un voto già in primavera così come è altrettanto evidente la necessità di Renzi, e anche del PD, di smarcarsi dal pressing del “voto subito” delle opposizioni. Se Renzi rifiuta categoricamente un secondo mandato, il Pd resta al tempo stesso il partito con il maggiore numero di deputati, per cui qualunque governo tecnico o di transizione non potrà prescindere da esso.

Comunque vada, il futuro governo sente già la pressione di una campagna elettorale in corso. Il profilo di Gentiloni, da questo punto di vista, sembra poter soddisfare buona parte dei democratici. Le vere questioni, per Renzi,  sono durata e forma di questo esecutivo, il principale punto di contrasto con Mattarella: l’idea di un governo che superi la primavera e la soglia dei vitalizi per i parlamentari potrebbe essere un’arma vincente in mano al M5S e alla Lega.