Governo e legge elettorale, l’azzardo dell’esecutivo con “piene funzioni”

Via all’esecutivo Gentiloni, la prospettiva di una durata oltre la legge elettorale e il rischio di un logoramento delle attuali forze di maggioranza a vantaggio delle opposizioni

Governo e legge elettorale, l’azzardo dell’esecutivo con “piene funzioni”

Sarà quindi Paolo Gentiloni il nuovo presidente del Consiglio. Dopo le dimissioni di Matteo Renzi e le consultazioni del Quirinale, la notizia dell’incarico è giunta questa mattina, domenica 11 dicembre.

Dalla sua prima dichiarazione, Gentiloni mostra di sposare in toto la linea del presidente Mattarella, elencando quali priorità fondamentali la legge elettorale e gli impegni internazionali.

Il punto essenziale, tuttavia, è l’idea di un governo “con piene funzioni” e nella “pienezza dei propri poteri”, una definizione che potrebbe proiettare il nuovo esecutivo ben al di là della primavera, sconfessando anche lo stesso Renzi, che pochi giorni fa in direzione nazionale Pd aveva detto “o governo di tutti o voto”.

Mattarella aveva subito fatto capire, già da ieri sera, che non è possibile votare senza una legge elettorale tra Camera e Senato, al contrario di quanto ritengono le opposizioni, Lega ed M5S, che spingono per un voto già all’indomani della pronuncia della Consulta sull’Italicum, un voto che avvererebbe a quel punto con un sistema misto tra le due camere.

Il Quirinale si era tuttavia spinto oltre, e qui sta la scelta per certi versi più politica che istituzionale, facendo chiaramente capire che, a proprio avviso, esistono importanti scadenze per il Paese che necessitano di un governo “vero”.

Dalle opposizioni, Lega ed M5S in testa, arriva una dura protesta contro l’ennesimo governo “non legittimato dal popolo”, con la richiesta di un voto già in primavera tramite una versione dell’Italicum emendata dalla Corte, nonostante lo stesso Italicum sia stato ampiamente osteggiato da tutte le opposizioni.

La campagna elettorale è insomma già iniziata e, in questo momento, a uscirne con le ossa rotte è il Pd.

L’argomento della legittimazione popolare è certamente una semplificazione usata spesso scorrettamente, visto che la Costituzione prevede l’elezione del Parlamento e non direttamente del Governo o del Presidente del Consiglio. I governi si formano sempre dalla concertazione tra le forze parlamentari. Vero è anche che bisogna distinguere il piano strettamente procedurale da quello della coerenza e dell’opportunità politica, nonché considerare l’impatto di certe scelte sull’opinione pubblica: i governi Monti, Letta e Renzi, seppur abbiano trovato una maggioranza nel Parlamento eletto, sono stati guidate da figure che non capeggiavano alcuno schieramento politico alle elezioni precedenti.

Se dal M5S si parla di “tradimento” del popolo che ha votato No al referendum, con toni forse inappropriati se consideriamo che non si trattava di elezioni politiche, da sinistra (Sel e minoranza Pd) si riflette sull’assenza di discontinuità tra Gentiloni e Renzi, che potrebbe non essere compresa da quegli italiani che hanno bocciato la riforma alle urne.

E’ innegabile che Gentiloni, per forza di cose, ripropone la medesima maggioranza di governo, per la felicità di Alfano e Verdini. E’ innegabile che votare con una legge elettorale diversa tra Camera e Senato possa generare un Parlamento altrettanto instabile come nel 2013. Tuttavia, l’azzardo di pensare ad un governo che superi l’estate o arrivi addirittura al 2018 potrebbe essere fatale per i democratici e per la compagine che ha governato fino ad ora.

Le opposizioni hanno certamente ragione quando affermano che le leggi, quando si vogliono approvare, si approvano rapidamente. Prova ne è la legge di stabilità, licenziata in pochissimi giorni nel marasma delle dimissioni di Renzi. Ciò potrebbe valere, mutatis mutandis, anche per la legge elettorale e per molti affari correnti tra cui non vanno dimenticati anche i decreti attuativi per le unioni civili, inviati alla Presidenza del Consiglio dei ministri lo scorso sabato 3 dicembre.

La situazione è certamente spigolosa, tuttavia, in molti, a partire dallo stesso Mattarella, non devono sottovalutare un sentimento popolare ormai ben radicato nella cittadinanza italiana, l’idea che, al di là delle prassi e delle procedute di legittimità, vi sia una classe politica che voglia procedere con i “governi di palazzo”. A questo si aggiunge l’idea di un governo con la medesima maggioranza del precedente e  l’argomento dei vitalizi, che per molti parlamentari scatterebbero dopo il mese di aprile. Il nodo della legge elettorale, quindi, diventa per questo governo una questione di credibilità che potrebbe coinvolgere buona parte delle componenti che si apprestano a costituirlo.