Compleanno Bergoglio, auguri al Papa poco amico dei gay

Francesco compie 80 anni e i media fanno a gara con capi di Stato, politici, fedeli nell’esaltarlo.

Compleanno Bergoglio, auguri al Papa poco amico dei gay

Papa Francesco? Eccezionale, evangelico, riformista, profetico. E chi ne ha più ne metta. Un rosario di lodi e osanna, che giornalisti, conduttori televisivi, opinionisti sgranano in un crescendo vorticoso dal giorno dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio a vescovo di Roma.

Per il 17 dicembre, giorno dell’80° compleanno del pontefice, si sta facendo a gara nell’amplificare gli elogi e rafforzare il mito del “grande” Francesco. Si sarebbe detto Magno in altri tempi. Ma, ahimè, il latino si conosce sempre meno tra le alte sfere d’Oltretevere. E poi richiama troppo un cattolicesimo trionfalistico. Ci vuole altro per la chiesa dei poveri, di cui si scopre improvvisamente l’inizio col pontificato bergogliano. Una visione antistorica e agiografica, la cui massima espressione può essere ravvisata nell’odierno articolo di Eugenio Scalfari “Papa Francesco che cammina sulle tracce di Agostino”. Una visione soprattutto dicotomica, che, in realtà – questa, sì – lo stesso Bergoglio sembra favorire con parole e gesti eclatanti. Mentre si innalza alle stelle un uomo, non si risparmiano attacchi a cardinali, vescovi, preti, come se fossero il male endemico della chiesa. Senza parlare poi delle tesi complottistiche d’una curia tutta protesa a sabotare l’opera papale.

Sarebbe forse opportuno avviare una valutazione serenamente critica di questo pontificato, mettendo in luce sì gli aspetti positivi, ma senza tralasciare quelli negativi. Sono innegabili i meriti di Francesco nel promuovere un’azione di accoglienza verso i bisognosi, i migranti, gli ultimi. Come anche nel perseguire il bene della pace universale. Ma in altri ambiti – da quello dottrinario a quello morale (inteso quest’ultimo come etica personale) – è ben difficile non avanzare dubbi sulla sincera volontà riformistica di Bergoglio. Si dice tutto e il contrario di tutto, sì da favorire un vero equivoco mediatico. Basterà qui limitarsi all’ambito lgbti.

Il primo intervento del neopapa al riguardo fu in occasione dell’incontro privato con la presidenza della Clar. In quell’occasione (6 giugno 2013) Francesco riprese l’erroneo concetto ratzingeriano di lobby gay in Vaticano. Era così confermata la ben nota presenza di ecclesiastici omosessuali tra le mura leonine, ma il concetto di lobby insospettì non pochi. Tanto più che a esistere sarebbero al massimo singole cordate di prelati gay e non certamente un compatto gruppo di pressione per il raggiungimento di fini non meglio specificati.

Le prime critiche a un pontefice pienamento allineato coi predecessori su tematiche lgbti – suffragate anche dai ben noti pronunciamenti contro il matrimonio egualitario negli anni dell’episcopato a Buenos Aires– furono tacitate dalle inaspettate parole: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». Si veniva così costruendo, a partire dal 28 luglio 2013, il mito del Papa amico degli omosessuali. A tal punto che in dicembre la storica rivista gay The Advocate lo nominò “uomo dell’anno“. Una tale narrazione fu progressivamente amplificata dalla stampa internazionale alla luce dei successivi richiami dello stesso Bergoglio a quelle parole. Salvo, però, a espungere la parte finale della dichiarazione e a dimenticarne i motivi sottesi. Rispondere, cioè, alla domanda relativa ai numerosi rumors d’omosessualità di mons. Battista Ricca, uomo di fiducia di Papa Francesco a tal punto da essere nominato prelato dello Ior.

D’altra parte, contrariamente alla lettura oleografica dei media, lo stesso pontefice avrebbe sempre riportato la famosa dichiarazione in maniera integrale e, soprattutto, correlata ai ben noti paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica sull’omosessualità (come ribadito a chiare lettere anche nel libro intervista Il nome di Dio è misericordia). Sarebbero bastati questi due elementi a far capire la vera posizione di Bergoglio, che non ha mai concesso altro all’infuori dell’accoglienza e della misericordia. Concetto, quest’ultimo, quanto mai equivoco, perché valido unicamente per l’omosessuale credente richiedente il perdono ecclesiale. Ma non certamente per gli altri, che non considerano affatto misera la propria condizione e non si sentono conseguentemente bisognosi di compassione.

Sull’effettivo bisogno, quello cioè dei diritti, nessuna apertura pontificia, anzi totale sbarramento. Ne è riprova la condanna più volte espressa del riconoscimento giuridico delle coppie di persone dello stesso sesso e il richiamo martellante alla colonizzazione ideologica in riferimento alla teoria gender. Aspetto, questo, dal quale il Papa appare ossessionato, avendone parlato in numero maggiore e con toni più violenti rispetto al predecessore Benedetto XVI.

È poi innegabile che nella prima metà del 2016 Bergoglio abbia navigato su due acque durante la tormentata discussione del ddl sulle unioni civili. Nessuna specifica dichiarazione pubblica, indubbiamente, anche se un passaggio del discorso alla Rota Romana (22 gennaio), il numero 20 della Dichiarazione congiunta col patriarca Kirill di Mosca e il paragrafo 251 dell’esortazione postsinodale Amoris laetitia (8 aprile), confermavano gli avversari della cosiddetta Cirinnà nella giustezza delle loro posizioni.

In ogni caso i media furono pressoché unanimi nel parlare di sconfessione dell’interventismo di Bagnasco e nel favoleggiare dell’annullamento d’una relativa udienza al porporato ligure. Eppure Radio Vaticana, diretta all’epoca dal fedelissimo padre Federico Lombardi, aveva ospitato in studio Mario Adinolfi proprio alla vigilia del Family Day. E il 29 aprile avrebbe addirittura intervistato Massimo Gandolfini, promotore della discussa kermesse al Circo Massimo, al termine d’una lunga udienza privata col Papa. Le parole di elogio, espresse da Francesco all’animatore del Family Day («Andate avanti così»), furono da questi riportate all’emittente d’Oltretevere e ovviamente mai smentite – al contrario di quanti sollevavano ingiustificati dubbi – perché veritiere. Il 9 maggio, qualche giorno prima dell’approvazione della legge 76 alla Camera, lo stesso Papa Francesco sarebbe infine entrato a gamba tesa nella questione. Nell’intervista fiume, rilasciata al magazine francese La Croix, Bergoglio invocava l’obiezione di coscienza per gli ufficiali di stato civile quale diritto umano. Ma dimenticava che tale istituto giuridico è diversamente normato nei singoli Stati e che, ad esempio, in Italia è unicamente contemplato dall’articolo 9 della 194, in riferimento al medico che non vuole attuare l’interruzione di gravidanza.

Ultima presa di posizione su tematiche omosessuali è quella assunta dal recente documento della Congregazione per il Clero “Il dono della vocazione presbiterale”. Approvato dal Papa e promulgato dal dicastero, alla cui guida c’è un bergogliano di  ferro come il card. Benimino Stella, il prolisso vademecum dedica i paragrafi 199-201 alle “persone con tendenze omosessuali” e ribadisce, inasprendole, le posizioni ratzingeriane del 2005 sul divieto ai gay di accedere agli Ordini. Al di là di espressioni equivoche e offensive quali “pratica dell’omosessualità“, “cosiddetta cultura gay“, “tendenze profondamente radicate” (parole che evocano lo spettro delle terapie riparative), tali paragrafi fanno sorridere non poco qualora si consideri l’elevatissima percentuale di ecclesiastici omosessuali. Ma per una volta Bergoglio si è forse mostrato veramente innovatore. Il divieto è di fatti contrario all’intera tradizione canonistica cattolica, che non ha mai contemplato “l’orribile vizio nefando” quale impedimento all’ordinazione. Senza scomodare un Pier Damiani o un Dante, che parlavano della “pratica sodomitica” come una realtà propria dei chierici, sarebbe bastata la lettura del noto passo del Qohelet: “Nulla di nuovo sotto il sole” per procedere con maggiore oculatezza e senza inutili rigorismi di facciata.

Che cosa dirà Papa Francesco sulle persone lgbti nel 2017 non è prevedibile. Almeno gender e omosessuali non sono stati al centro del suo pensiero nel giorno dell’80° compleanno.