Allah loves equality, un importante progetto su omosessualità e Islam

Il 18 gennaio 2017 partiranno le riprese del docufilm dedicato alla situazione delle persone Lgbti nella Repubblica Islamica. Pride Online ne ha parlato con l’ideatore Wajhat Abbas Kazmi, che ha fatto recentemente il suo coming out (VIDEO)

Allah loves equality, un importante progetto su omosessualità e Islam

«Negli ultimi anni il Pakistan è stato terribilmente colpito dal terrorismo, situazione che si è riversata sulle vite degli uomini comuni, specialmente delle persone Lgbti. Esiste un’ampia comunità di gay e lesbiche che si nascondono. Il mio scopo è diffondere nel mondo il messaggio che l’Islam è una religione di pace, e cercherò di trasmetterlo a tutte le persone, che siano musulmane o meno». A parlare così è il 31enne Wajhat Abbas Kazmi, attivista dei diritti umani per Amnesty International, regista indipendente e giornalista de Il Grande Colibrì. Nato in Pakistan e cresciuto in Italia, ha lanciato il 18 gennaio 2016 la campagna di sensibilizzazione “Allah loves equality. Can you be gay and Muslim?”. Il progetto, di cui Pride Online è media partner, è finalizzato a soprattutto illustrare la situazione delle persone Lgbti nella Repubblica Islamica del Pakistan.

Pride Online ne ha parlato con l’ideatore della coraggiosa iniziativa.

Waihat, com’è nato il progetto  e con quali finalità?

Sono un attivista per i diritti umani e la campagna #allahlovesequality è nata nel mese di gennaio 2016 proprio quando in Italia si parlava di ddl Cirinnà. L’idea era non solo quella di sostenere la legge in quanto musulmano ma anche di rompere il ghiaccio nel mondo islamico sul tema omosessualità. La campagna è stata apprezzata da tutti al di là delle attese critiche omofobe, provenienti dal Pakistan, la mia terra d’origine.

Quanto ha inciso la tua storia personale sul progetto?

Sono stato fidanzato con una mia cugina per otto anni. Quando iniziò il fidanzamento avevo soli 20 anni e non avevo il coraggio di dire ai miei d’essere gay. Fortunatamente eravamo favoriti dal fattore culturale di non poter avere rapporti prematrimoniali. Poi, kazmidopo anni e anni di giustificazioni, alla fine ho deciso di fare coming out. Ma non solo per me ma anche per gli altri musulmani omosessuali che non hanno coraggio di farlo. È stato il lancio della campagna a darmi il il coraggio. Ho pensato così di fare il mio coming out il 15 agosto, il giorno del mio 31° compleanno, con una torta arcobaleno con la scritta “I’m gay”. Ora mi sento più onesto con me stesso e sono molto felice nonché fiero di essere gay e musulmano praticante.

Qual è la situazione degli omosessuali in Pakistan?

Sfortunatamente il Pakistan è uno dei pochi Paesi che è rimasto su una posizione intransigente, non solo ignorando i diritti della comunità Lgbti ma perseguendone gli esponenti in quanto rei di “offesa contro natura”. Poiché esso è un Paese, in cui non è ben visto tenere pubblicamente la mano a una persona di sesso opposto diversamente dall’abbracciarsi con una dello stesso sesso – che è una norma sociale -, potrebbe sembrare che la comunità Lgbti pakistana non incontri alcun problema. Tuttavia non è così.

L’intolleranza della società verso l’omosessualità è ciò che porta le persone lgbti a non avere diritti e a subire punizioni come la carcerazione fino a dieci anni. Su esse pesa lo stigma sociale di aver ‘scelto la strada sbagliata’ e, perciò, meritorie d’essere punite. Ciò che non viene capito, è che la sessualità non è una scelta. Solo nel 2015 diverse donne transgender sono morte a causa della transfobia e innumerevoli gay sono stati rapiti. Alle lesbiche vengono inflitti stupri correttivi e molte sono costrette a sposarsi con uomini contro la loro volontà. Finchè la società non comincerà ad accettare la comunità Lgbti come sua propria parte, molte atrocità cotinueranno a essere commesse contro di essa.

Quali ricordi hai della tua vita in Pakistan?

Quando avevo 15 anni, mi sono trasferito in Italia insieme ai miei genitori. Poi per progetti cinematografici, sopratutto per il mio ultimo lungometraggio che parlava delle minoranze in Pakistan, son dovuto restare lì per quattro anni dal 2010 fino 2014. In quel periodo ho avuto contezza della terribile situazione, in cui versano le persone omosessuali. Il Pakistan non è come l’Iran, dove i siti pornografici o le app per incontri sono vietati. Al contrario nel mio Paese Tinder e Grindr sono il mezzo più utilizzato per incontri gay. In ogni caso si parla unicamente di rapporti sessuali. Impossibile, invece, il poter solo pensare di portare avanti una relazione stabile.

“Allah loves equality”. Ma molti ritengono l’Islam una delle religioni più omofobe. Cosa dice il Corano al riguardo?

L’Islam, come ogni religione, è stata oggetto di interpretazioni finalizzate a interessi di parte. Non è affatto una religione omofoba. Il problema sorge da una scorretta esegesi di alcuni versi del Corano. C’è molto da lavorare su questo. Ed è un compito che devono principalmente assolvere i nostri imam in moschea. Porto l’esempio di quanto successo in Pakistan tre mesi fa. 50 imam  hanno emesso una fatwa, che permette il matrimonio alle persone transgender. Ora ciò non si ritrova scritto nel Corano. Di conseguenza un tale discorso dovrebbe valere anche per le coppie omosessuali.  Gli imam dovrebbero dunque pensare anche a esse ed emettere una specifica fatwa.

In molti Paesi di religione islamica vige la pena di morte o il carcere per gli omosessuali. È possibile avviare un’opera di cambiamento al riguardo?

Ci vorrà molto tempo per questo. Bisogna continuare nell’opera d’informazione e sensibilizzazione. Come attivista per i diritti umani sto cercando, tramite i miei film, i miei racconti, la mia opera, di rendere consapevoli al riguardo i musulmani. Ognuno di noi deve fare la sua parte. Solo così un giorno si potranno assistere a grandi cambiamenti.

Come hanno accolto le comunità islamiche italiane l’approvazione della legge sulle unioni civili?

Col silenzio.

La tua omosessualità dichiarata e l’impegno per il progetto “Allah loves equality” ti hanno procurato problemi da parte d’altri musulmani?

Ogni tanto ricevo minacce e insulti sui social. Non nascondo d’avere talvolta paura, come quando sono tornato ultimamente in Pakistan per un documentario. Ma l’importante è non scoraggiarsi. Voglio diventare la voce di tutte le persone omosessuali senza voce e voglio dar loro il coraggio di mostrare sé stessi senza paura. Di non pensare di commettere un peccato. Ciò facendo, so che un giorno morirà dopo aver lottato per i miei e gli altrui diritti . I diritti principali per vivere su questa terra.

Quale appello vuoi lanciare dalle colonne di Pride Online?

Chiedo a tutti gli amici italiani di aiutarmi a finire il progetto del film documentario “Allah loves equality” e  a infrangere il tabù sull’omofobia nel mondo islamico. Abbiamo bisogno del vostro sostegno. Insieme al sito Il Grande Colibrì abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi per il docufilm. Invito chi può a fare una piccola donazione in quanto nel mese di gennaio bisognerà partire alla volta del Pakistan per avviare le riprese. Sostenetici su Indiegogo.

Guarda il video promozionale del progetto “Allah loves equality”.