Raggi, Marra e M5S. La colpa è non formare la classe politica

Il caso Marra e la giunta Raggi, il problema della formazione della classe politica alla base della nuova crisi della giunta capitolina.

Raggi, Marra e M5S. La colpa è non formare la classe politica

Un fine anno pieno di terremoti politici sta caratterizzando queste settimane. Dopo il voto referendario, la vittoria del No e le dimissioni del governo Renzi, ecco il caso Roma, con l’arresto del dirigente Marra, capo del personale del comune, che ha dato vita alla nuova crisi, forse la più grave, della giunta Raggi.

Una situazione che ha generato giornate di grande tensione politica all’interno del M5S, ad un passo, per alcune ore, dal togliere il simbolo alla sindaca di Roma. Secondo le cronache, decisiva la mediazione di Davide Casaleggio, con la scelta finale di rimuovere il vicesindaco, Frongia, e il capo della segreteria politica, Romeo. Intanto, escono fuori anche i “contratti” firmati dagli esponenti M5S con il movimento, che, più che di natura etica, sembrano veri e propri contratti economici, con pesanti clausole vessatorie per chi lascia il movimento.

Se sul M5S è bufera, non va meglio in casa PD, scosso dal “faccia di culo” di Roberto Giachetti a Roberto Speranza nell’ultima assemblea nazionale, all’avviso di garanzia ricevuto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e riguardante alcune attività legate all’EXPO, a seguito del quale lo stesso Sala si è autosospeso.

L’indagine che ha portato all’arresto di Marra, per aver intascato una tangente quando lavorava per l’Enasarco, è iniziata nel 2013, durante la giunta Alemanno. In carcere è finito anche il costruttore Scarpellini, a seguito di una intercettazione tra i due.

In molti oggi puntano il dito contro Virginia Raggi, la quale, anche a dispetto di molti malumori nel suo movimento, aveva scelto di fidarsi di Marra, un personaggio di “lungo corso”, passato dalla Guardia di Finanza alla pubblica amministrazione, che da Alemanno in poi, per quanto ridimensionato, era “sopravvissuto” a tutte le amministrazioni.

E’ solo colpa di Raggi, tuttavia? Il vero problema che andrebbe sottolineato è la totale incapacità del M5S di formare classe dirigente e politica. E’ troppo facile parlare di Marra come un “fedelissimo” della sindaca grillina, quando si tratta di un personaggio che ha lavorato praticamente sotto ogni colore politico ed era evidentemente l’unico, rispetto all’entourage grillino, a sapere “come funzionavano le cose”. Perché oltre ai politici, è bene dirlo, ci sono i funzionari della pubblica amministrazione, quelli che dovrebbero far funzionare la macchina su indicazione degli eletti. Quelli che, quando chi viene eletto non ha esperienza e fa riferimento a una comunità politica che ha meno esperienza di lui, fanno inevitabilmente il bello e il cattivo tempo, perché diventano indispensabili per andare avanti. Sono disonesti, possibilmente, ma sanno le cose.

Il vero tema è quindi il seguente: è possibile trovarsi a governare Roma senza avere le idee chiare sulla squadra e sui dirigenti? e, ancora, è possibile continuare con l’idea che chiunque possa fare politica, che la gavetta non serva, che l’esperienza e la professionalità in politica siano solo sinonimo di corruzione? Non ci vogliono solo lauree e master per fare politica, anzi a volte possono anche non servire. E’ l’esperienza accumulata a fare la differenza, insieme all’acquisizione di una serie di competenze e requisiti che vanno valutati sul campo.

Il M5S dovrebbe porsi seriamente la questione di come intende assumersi d’ora in avanti eventuali responsabilità di Governo. Il caso Marra non è un fallimento di Raggi, ma di un certo modo di fare politica, dirompente nei proclami, forte negli intenti, ma inesistente sul piano della formazione dei dirigenti e della capacità di interloquire con la società civile. Lo dimostrano, tra le altre cose,  le tante richieste di incontro poste da parte di numerose realtà sociali alla sindaca e rimaste inascoltate; tra queste anche le associazioni LGBTI, che chiedono un incontro da agosto senza ricevere risposta o le realtà che si occupano di accoglienza ai migranti.  Costruire una classe dirigente significa anche questo, dialogare e ascoltare, non certo intrappolare i propri esponenti con clausole vessatorie.

Sempre più spesso, dalle vicende in casa M5S, risulta chiaro che una comunità politica non può essere fatta esclusivamente da singoli cittadini arrabbiati sul web o riuniti in assemblee isolate con il mondo esterno, ma deve anche relazionarsi con i “corpi intermedi”, sindacati, associazioni, realtà sociali di ogni genere, quella parte organizzata della società che spesso costituisce il vero tessuto di solidarietà e aggregazione in molti territori del Paese.

Cosa porterà il giro di vite di Grillo e Davide Casaleggio jr a Roma? La sensazione è che la crisi porti sempre di più a un arroccamento dei vertici del movimento su stessi. Non sarebbe certamente un bene per la Capitale.