Transfobia, il potere violento delle parole

Le persone transgender sempre più vittime di manganellismo verbale anche da parte dei media. Ultimo esempio l’articolo “Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans”. Pride Online ne ha parlato con Lorenzo Bernini

Transfobia, il potere violento delle parole

Nelle ultime settimane le persone transgender sono state al centro d’un continuo tiro al bersaglio da parte dei media. I casi del sequestro di Lapo Elkann e della morte di Carolina Romero Gurimendi ne sono i principali esempi. Scorrettezza lessicale, forma stereotipate, narrazioni pruderistiche sono segno d’una impreparazione e inadeguatezza del linguaggio giornalistico a trattare vicende e istanze di donne e uomini, di cui si stenta a riconoscere (o non si vuole riconoscere) l’identità di genere. Sono inoltre riprova d’un clima di sprezzante superficialità che, nei riguardi delle persone trans, è soprattutto alimentato da certa stampa cattolica.

A suscitare le ultime giustificate reazioni è stato un articolo comparso sul sito La nuova Bussola Quotidiana in data 16 dicembre. Si tratta de “Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans” a firma di Benedetta Frigerio. Il titolo dovrebbe mettere già in allarme al pari del testo, in cui ricorrono, riferiti alle persone transgender, termini come “libertinaggio, stile di vita, cosiddetti diritti”.

Del pericolo della transfobia verbale alla luce di tale articolo Pride Online ne ha parlato con Lorenzo Bernini, ricercatore in filosofia politica presso l’università di Verona.

Che cosa si nasconde a tuo parere dietro il titolo: ignoranza o aggressività?

È ormai noto anche alla destra integralista che identificare tutte le persone transgender con le donne transgender e poi appellarle al maschile è una forma di violento misconoscimento. Credo quindi che il titolo risponda a una scelta deliberata dell’autrice di umiliare le donne transgender negando la loro femminilità. Ma il testo è anche intriso di profonda ignoranza, visto che, ad esempio, fa confusione tra identità transgender e orientamento omosessuale. Insomma, è davvero un pessimo articolo, in cui violenza, ignoranza e malafede sono ugualmente presenti.

Nell’articolo si fa spesso riferimento all’ultimo rapporto del National center for transgender equality (Ncte). Come giudichi la lettura che ne viene data?

Naturalmente l’interpretazione che nell’articolo viene data del “2015 U.S. Transgender Survey” è tendenziosa e stravolge gli esiti della ricerca. Il rapporto dell’Ncte analizza un grande numero di interviste (27.715) raccolte su tutto il territorio degli Stati Uniti. Esso registra come da un lato le persone transgender siano oggi maggiormente integrate di un tempo, sostenute dalle famiglie e talvolta da colleghi e da compagni di classe, mentre dall’altro persistano gravi forme di discriminazione, che colpiscono in modo più feroce le persone transgender razzializzate (nere, latine, indiane americane…) e povere.

L’analisi intersezionale tra diversi assi di discriminazione è importante perché permette di comprendere come le difficoltà esistenziali delle persone transgender dipendano da fattori sociali e non siano strutturali della condizione transgender. L’autrice dell’articolo invece sostiene il contrario, attribuendo in modo tendenzioso il disagio delle persone trensgender alla loro psicologia e al loro ‘stile di vita libertino’. Che miseria…

In un passaggio si tendono a giustificare le “molestie verbali” qualora una persona transgender fosse andata nel bagno corrispondente alla sua identità di genere. Che cosa ne pensi?

La questione dei bagni pubblici è rivelativa di quanto facilmente le persone transgender siano esposte alla violenza e all’aggressione. La verità è che una donna transgender, che utilizzi un bagno pubblico riservato ai maschi, si espone ogni volta al rischio del pestaggio, di cui gli insulti che riceve sono un avvertimento e un’anticipazione. Di fronte a queste espressioni di violenza verbale, il giudizio non può che essere una netta condanna. Che l’autrice dell’articolo tenda a giustificarle, è un fatto gravissimo.

Nell’articolo si correlano suicidi e altre problematiche allo stile di vita. Quale la vera realtà?

Anche a questo proposito l’articolo è un mix di violenza, malafede e ignoranza. Da un lato l’autrice ipotizza che l’identità transgender sia l’esito di un trauma; dall’altro ne parla come di uno stile di vita libertino, in un corto circuito tra libera scelta e struttura della personalità. Tutto fa brodo per ribaltare gli esiti della ricerca in una condanna morale (che si confonde con la patologizzazione). I dati raccolti dall’Ncte mettono chiaramente e precisamente in relazione la sofferenza psichica e la povertà delle persone transgender con le discriminazioni subite, con le difficoltà di accesso al mondo del lavoro e con la presenza di altri fattori di discriminazione, come quelli legati al colore della pelle. L’autrice dell’articolo se la cava invece a buon mercato, stravolgendo i dati della ricerca nel suo tutt’altro che ricercato “se la sono meritata”.

Come valuti la riduzione del transgenderismo a “stile di vita” e, perciò, libertinaggio?

Il transgenderismo, come l’omosessualità, non è uno stile di vita, né l’esito di una libera scelta. Entrambe le condizioni aprono però delle possibilità di libertà. Rendono possibile l’elaborazione di pratiche di vita e di pensiero, personali e collettive. Un dato importante della ricerca è che le persone transgender negli Stati Uniti sono sempre più visibili e sempre meno disposte a compromessi. Aumenta, ad esempio, il numero di chi dichiara di non volersi conformare al genere maschile o femminile. sfidando le convenzioni sociali in nome di una maggiore fedeltà a se stess*.

Credo che questo sia un risultato importante di quell‘attivismo che ha saputo fare della condizione transgender l’occasione per sperimentare nuovi stili di esistenza, libertini forse talvolta (e perchè no?), ma senza dubbio libertari. Di fronte a questa capacità di resistenza al pregiudizio, di fronte a questi esercizi di libertà, dovremmo essere tutte e tutti ammirati, tutte e tutti grati.