Eutanasia, alla Camera convegno in ricordo di Welby

Ricordato il politico radicale a dieci anni dalla morte. Annunciato il pronunciamento dell’Aula sul testo di legge riguardante il testamento biologico.

Eutanasia, alla Camera convegno in ricordo di Welby

di Alessia Bausone

Martedì 20 dicembre alla Camera dei Deputati si è tenuto un convegno in sua memoria dal titolo “Welby 10 anni dopo. Una lotta che porta nuove libertà”.

Tanti i politici e le personalità presenti, tra cui Marco Cappato, Emma Bonino, Benedetto della Vedova, Sergio Lo Giudice, Riccardo Nencini, Fabrizio Cicchitto, Pippo Civati, Donata Lenzi, Pia Locatelli, Filomena Gallo, segretaria dell’associazione “Luca Coscioni”, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Assente per impegni istituzionali sopraggiunti la presidente della Camera Laura Boldrini che, però, ha mandato un messaggio di vicinanza e di sostegno alla causa portata avanti da Welby, dai Radicali Italiani e non solo.

Il convegno si è aperto riproponendo il video del messaggio di Welby, datato 21 settembre 2006, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Quanto mai attuale è da considerarsi il pensiero del copresidente dell’associazione “Luca Coscioni” per la libertà di ricerca scientifica, colpito da un gravissimo stato morboso degenerativo, clinicamente diagnosticato quale “distrofia fascioscapolomerale”, che lo costringeva ad essere sottoposto a nutrizione artificiale fin dal 1997. Welby nel suo storico messaggio a Napolitano si interrogava sull’utilità del «testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche» dato che «il mio corpo non è più mio». Si chiedeva «che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respirazione artificiale, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale. Morte artificialmente rimandata? ». Egli ricorda, inoltre, i Paesi europei che hanno introdotto leggi ad hoc «per un percorso ad una morte opportuna» e concludeva affermando: «Se fossi svizzero, belga, olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo, ma sono italiano e qui non c’è dignità».

Al convegno, la moglie di Welby, Mina, ha portato la sua testimonianza raccontando di «aver sposato Piergiorgio, non un malato» e ha ripercorso, non senza commozione, tutte le tappe che hanno portato alla negazione pubblica del diritto a morire di suo marito.

Anche Emma Bonino ha ricordato che «il diritto alla tregua non va negato a nessuno» auspicando «una legge civile, pur con tutti i paletti del caso perché alleviare il dolore ed esercitare la libertà responsabile in questo settore sia un passo avanti nella libertà nella responsabilità».

Bisogna ricordare come il c.d. “Caso Welby” non è stato solo un caso personale e politico, ma anche una questione che ha coinvolto e interrogato il mondo del diritto.

Il ricorso presentato in via di urgenza ai sensi degli artt. 669 ter e 700 c.p.c. altTribunale di Roma dal legale di Piergiorgio Welby, l’avvocato Giuseppe Rossodivita, è stato rigettato con ordinanza del 15-16 dicembre 2006 dalla giudice Angela Salvio. Il ricorso si basava sul diritto del paziente a non essere sottoposto a trattamenti medici e sanitari espressamente rifiutati o, comunque, non voluti. Si affermava una libertà morale e una libertà di cura (e dalle cure) che trova fondamento negli articoli 13 e 32 della Costituzione.

La giudice nella richiamata ordinanza aveva riconosciuto il diritto soggettivo di Welby a «richiedere la interruzione della respirazione assistita e distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale», ma aveva ritenuto di non poter accogliere il ricorso perché si trattava di un «diritto non concretamente tutelato dall’ordinamento», mancando «una forma di tutela tipica dell’azione da far valere nel giudizio». Per quanto la procura della Repubblica abbia proposto reclamo avverso tale provvedimento, per Piergiorgio il tempo in vita era concluso, anche se forse si era concluso molto prima.

Alla Camera dei Deputati dal 3 marzo 2016 è iniziato l’esame nelle commissioni Affari Sociali e Giustizia delle proposte di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento e sul testamento biologico. Si è raggiunto così un testo base unico il cui termine per gli emendamenti è stato fissato agli inizi di gennaio.

Per la deputata Donata Lenzi del Partito Democratico «entro gennaio si pronuncerà l’aula della Camera sul testo di legge che verrà licenziato dalle commissioni».

È auspicabile che il legislatore non si sottragga a questa responsabilità di riconoscere il diritto a morire tenendo conto del bisogno sociale e della necessità giuridica di riconoscerlo perché, per usare nuovamente le parole di Welby: «Una legge sulla eutanasia non è una richiesta per pochi eccentrici».