Formigoni, dalla lotta contro le unioni civili alla condanna

Condannato per corruzione a sei anni l’ex governatore lombardo, elemento di spicco di Cl e difensore della “famiglia naturale”, da sempre contro il riconoscimento dei diritti delle persone lgbti

Formigoni, dalla lotta contro le unioni civili alla condanna

È solo il primo grado di giudizio, quindi la giustizia dovrà fare tutto il suo corso. Ma la notizia c’è, non foss’altro per il personaggio in questione e per il tipo di reato.

Lui è il “Celeste”, ex governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il reato è quello di corruzione. Lo ha stabilito la sentenza, emessa il 22 dicembre della decima sezione del Tribunale penale di Milano, accogliendo, in parte, le richieste dei pm. Condanna a sei anni di carcere; sequestro di beni di 6,6 milioni di euro e sei anni di interdizione dai pubblici uffici. Assolto invece dall’accusa di associazione a delinquere per non aver commesso il fatto. Dire che sei non è il numero fortunato – almeno per questo 2016 – di Formigoni non sembra del tutto peregrino.

La vicenda, a cui si riferisce la sentenza, è quella dello scandalo sanitario legato alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia e dell’ospedale San Raffaele di Milano. Corruzione sostanziata non in volgari mazzette, ma in forme più “eleganti” e “sobrie”: soggiorni in località di lusso, crociere su yacht, cene in ristoranti stellati e finanziamenti per i meeting di Comunione e liberazione a Rimini.

Una sentenza che Formigoni ha commentato dicendosi «amareggiato ma sereno, una volta di più consapevole della assoluta correttezza del mio operato in tutti i lunghi anni di presidenza di Regione Lombardia. Mai, in nessun modo e in nessuna occasione, ho lasciato che interessi personali influissero sulle scelte di governo della cosa pubblica». Affermazioni, a cui oggi si aggiungono quelle riportate in un’intervista nella quale, commentando il sequestro dei beni, ha detto “vivrò con poco. Del resto, ho sempre fatto una vita morigerata”. Il “Celeste” dovrà fare a meno di un patrimonio decurtato per 6,6 milioni di euro, tra cui il 50% della celebre villa in Sardegna, ad Arzachena, il cui acquisto è stato uno dei punti centrali dell’inchiesta.

Inoltre assieme al presunto faccendiere Pierangelo Daccò e all’ex assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Antonio Simone, dovrà versare una provvisionale di tre milioni di euro alla Regione Lombardia. Un acconto in attesa che un giudice civile stabilisca l’entità esatta del risarcimento. Per Daccò la condanna di nove anni e due mesi di carcere (ne erano stati chiesti dai pm otto anni e otto mesi) si aggiunge a quella (definitiva) di nove anni già incassata per il crack dell’ospedale San Raffaele. Antonio Simone è stato condannato a otto anni e otto mesi. Condannati, poi, anche l’ex direttore finanziario della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino (sette anni) e l’imprenditore Carlo Farina (tre anni e quattro mesi).

L’antivigilia di Natale quindi non è iniziata nel modo migliore per uno dei nomi più noti e conosciuti di Comunione e liberazione. E il 2017 continuerà a vederlo protagonista nei tribunali, vista la volontà dichiarata di volersi appellare contro la sentenza del 20 dicembre. In tutta questa vicenda è impossibile non notare e mettere in evidenza la doppia morale di Formigoni. Mazzette, regalie, cene in cambio di favori da una parte. Dall’altra pronto a puntare il dito e ergersi a uomo probo, moralizzatore, censore, difensore della morale e del costume a difesa della famiglia naturale e contro i diritti delle persone omosessuali. Si ricordano di lui i tweet sull’approvazione del ddl Cirinnà: “Su ddl Cirinnà checche con crisi isteriche”, su cui poco dopo ha dovuto rettificare dicendo di essere stato frainteso.

Altro exploit nel 2015, quando scese subito in difesa del preside di una scuola cattolica monzese nella quale uno studente gay aveva dovuto assistere alle lezioni dal corridoio, “colpevole” d’aver postato su un social una foto personale con un amico. Sarà stato anche quel caso frainteso e magari in questa vicenda?

Sempre nell’intervista odierna, il celeste Formigoni si muove un unico appunto.  Quello, cioè, di aver accettato favori da un amico in periodo di crisi. Come dire una caduta solo di stile e non di decenza, quantomeno politica.