Stato Civile, quando le minacce di morte corrono sul web

Simona e Stefania si sono unite in ottobre. La trasmissione di Rai3 ha dedicato loro parte della prima puntata, ritrasmessa il 26 dicembre. Da quel giorno la coppia sarda è vittima di cyberbullismo. Pride Online ne ha raccolto le dichiarazioni (VIDEO, GALLERY)

Stato Civile, quando le minacce di morte corrono sul web

Non accenna a scemare la polemica contro la trasmissione Stato Civile in onda su Rai3 dal 26 al 31 dicembre. Suscitata da Mario Adinolfi e sostenuta da esponenti de Il Popolo della Famiglia, da alcuni movimenti cattolici e da politici come Carlo Giovanardi, la querelle sta rimbalzando sui social anche grazie a casse di risonanza come Il Giornale e Libero. Tanto rumore per nulla, se non fosse per i contorni cyberbullistici suscitati.

A destare non poca preoccupazione sono soprattutto gli attacchi che stanno ricevendo Simona Deidda e Stefania Mocciaù, unitesi civilmente il 1° ottobre. Protagoniste della prima puntata di Stato Civile, trasmessa in replica il 26 dicembre, le due donne sarde sono da tre giorni bersaglio di post e tweet di ogni genere. Si va dalla deprecazione all’insulto, dal manganellismo verbale alle minacce di morte. Senza contare le parole offensive rivolte a Desirée, la figlia dodicenne di Stefania.

Il trailer della loro storia, postato sulla pagina fb di Rai3, risulta avere al momento 119.605 visualizzazioni, 435 condivisioni e 223 commenti. Ma non si tratta affatto d’un risultato positivo, qualora si consideri la tipologia delle persone che hanno condiviso e commentato il video. La maggior parte l’ha fatto con finalità denigratorie e rientra tra i follower di Adinolfi.

Sulla vicenda Pride Online ha intervistato Simona Deidda, una delle due protagoniste.

Simona, quando è iniziata la vostra storia d’amore?

Io e Stefania ci siamo conosciute il 25 agosto 2013. Era il giorno del mio compleanno. Lei si è presentata nel locale dove allora lavoravo… È iniziato tutto così. Dopo una settimana siamo andate a vivere insieme anche perché, avendo all’epoca entrambe 30 anni, avevamo deciso di rischiare. Alla fine il 1° ottobre ci siamo unite civilmente.

Dove avete detto il vostro sì?

A Domusnovas, dove sono nata e vivo con Stefania. Domusnovas è un paesino di 5mila abitanti che, contrariamente a quanto si possa pensare, hanno accettato con tanta serenità e la nostra decisione. Noi siamo molto orgogliose dei nostri compaesani.

I media si sono interessate alla vostra unione?

Beh, sì. Siamo state le prime donne in Sardegna ad unirsi civilmente. Abbiamo ovviamente attirato l’attenzione della stampa locale e dello staff di “Stato Civile”, che ha dedicato al nostro vissuto parte della prima puntata.

Ricordate di reazioni negative all’epoca?

Certo. Già in occasione dell’unione civile abbiamo subito degli attacchi omofobi. Ma, in ogni caso, non così violenti come quelli che dal 26 dicembre sono comparsi sulla pagina fb di Rai3. Si possono leggere anche minacce esplicite (come quella di chi invita a fucilarci) e offese a Desirée.

La figlia di Stefania?

Sì, Stefy ha avuto sua figlia da un precedente matrimonio. Desirée ha 12 anni e vive con noi. È una bambina felice e serena, che vede il papà ogni fine settimana. Ha un ottimo rapporto con noi e con le nostre famiglie.

Avete paura di fronte a tanta violenza verbale?

Nessuna paura. In ogni caso ieri sera ho sentito la presidente del Mos (Movimento omosessuale sardo). Ho intenzione di tutelare sia me sia la mia famiglia sporgendo denuncia nei confronti di queste persone. I toni sono veramente esagerati e non è comunque tollerabile un’offesa del genere. Basti pensare che stamane ho dovuto bloccare il profilo twitter Husteron proteron (con tanto di logo de Il Popolo della Famiglia). Dal 26 dicembre continuava a lanciare cinque tweet offensivi all’ora. Parte d’un incubo, da cui spero d’uscire presto con Stefania e Desirée.

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