Unioni Civili, bocciata la delibera della sindaca leghista

Annullata dal Tar la delibera di Elena Poma, sindaca di Stezzano, che voleva relegare le unioni civili in una sala a parte. Dovrà risarcire circa 10000 euro

Unioni Civili, bocciata la delibera della sindaca leghista

Unioni civili: è del 30 dicembre la decisione del Tar della Lombardia di annullare le delibere considerate omofobe della sindaca del comune di Stezzano, Elena Poma, salita al comune nel 2014 con il partito Lega Nord. La delibera in questione, approvata dalla Giunta del Comune di Stezzano il 27 settembre2016, disponeva un’illegittima disparità di trattamento tra matrimoni civili e unioni civili. Utilizzando la lettera di Marco Caravita, capogruppo di Stezzano Bene Comune e unico consigliere comunale che ha dato disponibilità a ricevere la delega come Ufficiale di Stato per ricevere le registrazioni della unioni civili, la delibera relegava «la celebrazione delle unioni civili ad una stanza angusta e indecorosa sul retro dell’ufficio anagrafe, in luogo dell’ampia sala di rappresentanza riservata, come stabilito da apposito regolamento, ai matrimoni civili. Si è così determinata una palese discriminazione, che viola la cd. legge Cirinnà, che al comma 20 così recita “Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio  ovunque ricorrono nei regolamenti  si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”».

Ed è così che il Tar lombardo nella sentenza di ieri (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=LTO5YWVPDUYREDEUHYPRSBO6QE&q=stezzano) ricorda alla sindaca, rea inoltre di autoescludersi dalla celebrazione delle unioni civili, contravvenendo ai suoi doveri di ufficiale di stato civile, che «il regolamento comunale per la celebrazione dei matrimoni civili, per effetto del quale le relative cerimonie avvengono nella sala di rappresentanza del Municipio e sono effettuate dal Sindaco o da suoi delegati, si applicherebbe automaticamente e inderogabilmente anche alla costituzione delle unioni civili». Marco Caravita ha osservato come «interrogata durante l’ultimo Consiglio Comunale, la sindaco Poma aveva fornito una curiosa spiegazione: “il contenuto della contestata delibera (anche per ciò che concerne lo svolgimento delle cerimonie nel locale adiacente all’ufficio servizi demografici) si applicherebbe indifferentemente ad entrambi gli istituti del matrimonio civile e delle unioni civili”. Eppure la deliberazione ha per titolo “atto di indirizzo celebrazioni unioni civili”. Una giustificazione così goffa da essere liquidata dal TAR come “mero espediente difensivo”».

L’indagine alla delibera è scattata dalla denuncia di una coppia che non ha voluto sottostare ad atti di omofobia come essere relegati in una sede “appositamente addobbata per l’occasione” facendosi seguire dagli avvocati  Vincenzo Miri e Massimo Giavazzi di Rete Lenford. Nello scorso ottobre la sindaca Elena Poma aveva cercato di “giustificare” la delibera dicendo, come riportato da BergamoNews (LINK http://www.bergamonews.it/2016/10/19/unioni-civili-nello-sgabuzzino-a-stezzano-il-sindaco-non-e-una-celebrazione-lo-dice-la-legge/236557/), «la polemica è assolutamente strumentale. Semplicemente, a causa di una forte carenza di personale, ci stiamo organizzando solo ora per l’applicazione della legge sulle unioni civili. Tengo a precisare che l’unione civile non è una celebrazione, a quelle riserviamo la sala al primo piano del palazzo comunale. Si tratta semplicemente di una dichiarazione congiunta di unione che si fa davanti a un pubblico ufficiale civile e difatti non necessita né di fascia tricolore né di una sala aperta al pubblico. Lo dice la legge stessa».

Peccato che la sindaca e la giunta (LINK http://www.comuni-italiani.it/016/207/amm.html) non abbia considerato che l’applicazione della legge Cirinnà comprendesse il comma 20 che prevede che quanto stabilito per la celebrazione dei matrimoni deve intendersi esteso anche alle unioni delle coppie dello stesso sesso. Le conseguenze date dal Tar sono di ordine economico: circa 6000 euro come risarcimento alla coppia, le spese legali del comune di Stezzano più le spese per abbellire la sala che doveva ospitare le unioni civili. Circa 10000 euro secondo Marco Caravita. Ma chi pagherà queste spese? I cittadini stezzanesi? Decise le parole di Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, che esorta la sindaca «aprire il portafoglio e pagare i danni di tasca sua, perché sua è la responsabilità. Non solo: ci sono diritti, e le unioni civili sono tra questi, per i quali le persone lgbti hanno dato battaglia in ogni sede, anche legale, assumendosene in toto i costi. Perciò ora la sindaca Elena Poma dia senso al suo stare in politica e si assuma gli oneri della sua personalissima sconfitta».