Varoufakis, prove per un movimento europeo contro i nazionalismi

Importante incontro in Roma presso il Centro Studi “Cappella Orsini” alla presenza dell’ex ministro greco delle Finanze. Al centro del dibattito la necessità di promuovere una terza via nella Ue contro le derive delle destre nazionalistiche

Varoufakis, prove per un movimento europeo contro i nazionalismi

Si è svolto a Roma, presso il Centro Studi “Cappella Orsini”, l’incontro promosso dal movimento Diem25, realtà politica fondata dall’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis e da un intellettuale di fama mondiale quale Noam Chomsky. “Non è accettabile che 17 milioni e mezzo di persone in Italia siano a rischio povertà ed esclusione sociale. Non è accettabile che 62 uomini siedano su metà del patrimonio mondiale mentre quattro dei primi dieci paradisi fiscali sono dentro i confini dell’Unione europea”. Questi alcuni dei passaggi salienti del manifesto del movimento.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di promuovere una terza via a livello europeo tra i nazionalismi di destra e le ricette dell’attuale burocrazia europea, che da tempo hanno dimostrato tutti i propri limiti.

Secondo gli organizzatori, è necessario andare oltre le politiche dei principali partiti europei, popolare e conservatore, poiché le politiche di risposta alla crisi del debito, all’assenza di crescita e alla necessità di gestire il fenomeno migratorio, si stanno rivelando inefficaci. “A bruciare la bandiera europea – ha spiegato Lorenzo Marsili, portavoce del movimento in Italia – non é solo il nazionalismo reazionario ma anche quella burocrazia che si riunirà il 25 marzo prossimo in Campidoglio, per l’anniversario dei trattati di Roma, poiché si tratterà di un incontro organizzato affinché nulla cambi”. A questo proposito, il movimento ha annunciato una mobilitazione per la stessa data.

Soddisfatti dell’iniziativa anche Roberto Lucifero e Andrea Conte, promotori del Centro Studi Cappella Orsini, realtà culturale dalla storia importante che da alcuni mesi è anche affiliata all’associazione nazionale Anddos: “L’iniziativa di oggi costituisce una novità nel panorama politico europeo, la nostra realtà è un luogo di studio e discussione aperta al confronto e siamo orgogliosi di ospitare iniziative di alto livello come questa”.

Nel suo intervento, Yanis Varoufakis ha declinato il profilo di un movimento che si definisce transnazionale e aperto a tutta la cittadinanza democratica. Gli spazi di democrazia nelle istituzioni europee, infatti, sono secondo Varoufakis quasi inesistenti, essendo il processo di integrazione europea controllato da poche elite finanziarie e burocratiche: “La UE è stata creata con una cessione di sovranità in bianco, un processo antidemocratico. Lo stato nazione attuale è paradossale, il nostro primo ministro ha sul Paese meno potere del sindaco di Las Vegas. La crisi sta rafforzando chi detiene il potere. Ieri la guerra, oggi la minaccia della chiusura delle banche”.

La novità di Diem25 sta nel fatto che anche le posizioni sugli eventi dei singoli stati debbano essere prese coinvolgendo il movimento a livello europeo. Così è stato anche per il referendum costituzionale.

Abbiamo chiesto a Varoufakis come fronteggiare la retorica razzista che sta prendendo piede in Europa negli ultimi anni, visto e considerato che il risveglio dell’intolleranza sul piano razziale va di pari passo con la recrudescenza dei peggiori pregiudizi di stampo omofobico e sessista. Secondo l’ex ministro delle finanze greco, è miope pensare che i flussi migratori possano essere fermati: vanno piuttosto organizzati e trasformati in una risorsa.

Altra domanda fondamentale riguarda il destino dell’eurozona, poiché spesso, il dibattito tra europeisti e antieuropeisti si traduce in posizioni opposte sulla moneta unica: “E’ necessario lavorare per una trasformazione dell’Europa. Un conto è pianificare l’uscita dall’euro di un singolo Paese, un altro è prepararsi a gestire un suo disfacimento in maniera transnazionale, mantenendo una prospettiva europea. A noi tocca avanzare tutte le proposte possibili per mitigare gli effetti della moneta unica, ma nel momento in cui riceveremo un “no”, allora avremo tutte le ragioni per proporre azioni di disobbedienza governativa”.

Sul futuro del movimento, Varoufakis chiosa: “Sono un marxista, ma credo che oggi vada creata un’alleanza molteplice contro i nazionalisti, che includa tutte le forze social-liberali e progressiste e che punti a contrastare quei nazionalismi autoritari che purtroppo non si riuscirono ad arginare negli anni ’30. In questo senso, Trump è un’opportunità per andare oltre, per capire come costruire una coalizione in grado di rompere gli schemi, una coalizione orientata però dall’altro versante della politica”.

Partendo da questi presupposti, il movimento di Varoufakis sembra avere alcune carte in regola per dare delle risposte concrete all’imbarazzo di buona parte del movimento Lgbti italiano, che spesso si trova a dover ringraziare l’Europa dei diritti senza avere nessuna sponda politica nel poter esprimere delle posizioni critiche sull’Europa che non scadano nell’euroscetticismo intollerante. Il dibattito su quanto questa realtà politica possa essere incisiva senza rimanere elitaria o, peggio, di testimonianza, è tutto aperto. Di certo, la sensazione che vi possa essere uno spazio politico c’è.