Islam, si può essere gay e musulmani?

Al via prossimamente in Pakistan le riprese del docufilm “Allah loves equality” sulle locali condizioni delle persone Lgbti. Pride Online ne ha parlato in un’intervista multipla con Sveva Basirah Balzini, Elena Colombo e Sara Ahmed

Islam, si può essere gay e musulmani?

Oltre 5mila euro. È questa la somma raccolta entro il 6 gennaio per la realizzazione del docufilm Allah loves equality. Can you be gay and Muslim?, le cui riprese inizieranno prossimamente in Pakistan. Ideato dal regista indipendente e attivista Wajhat Abbas Kazmi, il progetto è finalizzato a illustrare la situazione delle persone Lgbti nel Paese asiatico.

Pride Online, che dell’iniziativa è media partner, ha voluto ascoltare al riguardo tre ragazze musulmane. Ma soprattutto chiedere loro che cosa pensino del rapporto tra Islam e omosessualità. Si tratta di Sveva Basirah Balzini, attivista livornese e collaboratrice del blog “Il Grande Colibrì – Essere Lgbt nel mondo”; Elena Colombo, studentessa di mediazione culturale presso l’università degli studi di Milano, convertitasi tre anni fa alla religione islamica; Sara Ahmed, nativa de Il Cairo e da anni residente a Roma, che ha ultimamente dedicato la propria attenzione all’omofobia nell’Isis.

Che cosa ne pensate del progetto Allah loves equality?

Sveva: Per me è un progetto coraggiosissimo di attivismo diretto verso diversi Paesi islamici a cominciare dal Pakistan, terra natia del amico Wajahat. Andrà a raccontare e svelare le vite di persone Lgbti che fino a ora sono rimaste nascoste, il cui orientamento sessuale è considerato “malato”, “contro natura” e “haram”. Haram nell’arabo del Corano significa “illecito”, “proibito”. In certi casi prende la sfumatura di “peccato”. È una grave accusa e, ancora una volta, assistiamo a un’indecente manipolazione della religione, usata per terrorizzare e punire gli omosessuali. Ancora una volta vengono strappate alle persone le possibilità di studiare, giudicare e avvicinarsi all’Islam autonomamente in cambio di misere etichette. Io credo fermamente che Allah ami davvero l’eguaglianza e che ami noi come siamo. L’Islam dev’essere letto con attenzione e col cuore sgombro da pregiudizi. Allah loves equality porterà molte consapevolezze al mondo musulmano. Una sana scrollata, il primo passo per costruire un futuro di sapere e accettazione totale per le persone che adesso soffrono infinitamente.

Elena: Questo progetto è molto coraggioso a mio dire perché deve farsi strada tra moltissimi tabù e censure. L’omosessualità in molte parti del mondo viene addirittura punita con la morte o le sevizie. Allah loves equality è un faro e una luce per molte persone che, altrimenti, non avrebbero né voce né ascolto. È un’iniziativa importante non solo per scardinare i pregiudizi occidentali sul binomio musulmani-gay ma anche per offrire uno spunto di riflessione a tutti quei musulmani che ancora ritengono inconcepibile e inammissibile la possibilità d’essere religiosi e gay nello stesso tempo.

Sara: Questo progetto permetterà a molti di capire che agli occhi di Dio le sue creature non sono così diverse e che nessuno deve subire discriminazioni in suo nome. Il documentario che verrà girato in Pakistan sarà un primo tassello per costruire solidi ponti, tramite cui riconciliarci, privi di ogni forma di discriminazione nei confronti della comunità Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) e di ogni pregiudizio verso chiunque si riconosca come gay e musulmano. È un progetto di grande coraggio.

Perché secondo voi è importante sostenere il progetto?

Sveva: Sostenere il progetto significa contribuire a una causa importantissima. Non si faccia l’errore di ritenere che supportare Allah loves equality sia una faccenda solo per religiosi. Ci rivolgiamo a tutti – religiosi e non credenti – che credono nell’amore scambievole secondo coscienza e giustizia.

Elena: È importante sostenere Allah loves equality perchè è necessario rimuovere gli ostacoli che minano all’effettiva uguaglianza sociale. È importante sostenere questo progetto da parte di chi crede nel valore della nostra Costituzione, che all’art. 3 sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, etnia, convinzione politica, fede etc. È importante perché c’è bisogno di dar voce a tutte quelle minoranze vessate da odio e razzismo. È fondamentale perché lottare per i diritti umani è un dovere civico che attiene a tutti.

Sara: È importante perché sarà un primo grande passo per dare voce a chi non ha il coraggio di parlare a difendersi. È importante perché permetterà ad altri di conoscere realtà diversa da quelle che gli sono state inculcate a causa di retaggi culturali o imposizioni sociali

Secondo voi un musulmano può essere gay?

Sveva: Non capisco davvero perché Allah dovrebbe odiare e punire le creature che ha creato. “Perché Dio dovrebbe creare persone omosessuali perché siano persone di seconda categoria? Perché dovrebbe averle create solo per condannarle?”, si è chiesto El-Farouk Khaki, imam gay vivente in Canada. Esplicitando la risposta retorica: Non l’ha fatto. Il creato è perfetto e io credo fermamente in questo. Com’è naturale, gli esseri umani hanno dalla nascita diversi orientamenti sessuali e, leggendo il Testo e gli hadith (i detti del Profeta), non trovo traccia d’odio verso le persone omosessuali. No, neanche nella sura di Sodoma e Gomorra, che narra di un popolo di scellerati, di “persone che esagerano” (musrifun) e non di gente pacifica. Il Corano e gli hadith vanno riletti, mentre le interpretazioni non omofobe di essi vanno studiate con molto buon senso. A mio parere chi si rifiuta di farlo ha interesse a vivere neòla propria omofobia interiorizzata. La stessa, cioè, che porta in maniera deplorevole a discriminare persone colpevoli solo di essere sé stesse. Siamo complessi, diversi l’uno dall’altro e non è affatto un male. La diversità è ricchezza.

Elena: Sembra una domanda impossibile eppure è così. La fede di ognuno non ne condiziona totalmente le scelte di vita (eccezion fatta se si tratta di un fondamentalista). Nel Qur’an Al-Kareem (nome del Corano traducibile in “Il Corano Generoso”) non c’è una esplicita condanna dell’omosessualità ed esistono quindi gay musulmani così come esistono gay ebrei o cristiani. La censura e la penalizzazione della omosessualità risulta quindi essere più una rigidità culturale che una reale questione religiosa.

Sara: Assolutamente sì. Non trovo alcun motivo valido per rispondere in modo negativo. Allah non discrimina le sue creature e non dovremmo farlo nemmeno noi uomini. Io sono etero ma non mi sento superiore a un fratello omossessuale per i nostri rispettivi gusti sessuali.

Qual è la reazione delle comunità musulmane al tema dell’omosessualità?

Sveva: I musulmani nel mondo resteranno sicuramente un po’ atterriti da progetti come quelli di Wajhat. Ma hanno già visto l’esistenza di molte altre iniziative di attivismo. Un bel documentario, a esempio, fu “Sinner in Mecca“, un pellegrinaggio alla Mecca che, registrato di nascosto da musulmani gay, è stato ideato e girato da Parvez Sharma nel 2015. Qualcosa si è mosso e si continua a fare grazie a Dio. Il dilagare dell’omofobia è sempre stato forte. Ma fortunatamente la nuove generazioni sono più aperte, comprensive e propositive, possono fermare la deriva omofoba e invertire la rotta. Contiamo su di esse. La gioventù ha una grande forza e sicuramente perseguirà gli obiettivi della conoscenza e della libertà con l’aiuto di tutti.

Elena: Come in ogni comunità anche nella Ummah islamica ci sono varie reazioni all’omosessualità. I “tradizionalisti” la vedono come un peccato e una cosa non giusta, quasi sporca. I “moderati” non accettano l’omosessualità ma riconoscono che esistono gay musulmani e quindi tollerano chi è omosessuale. Infine i “progressisti” sono coloro che accettano i gay e comprendono che religione e vivere secondo il proprio orientamento sessuale sono libere scelte di ognuno. Conseguentemente non si può condannare una scelta o una persona per il fatto di essere sé stessa.

Sara: La comunità musulmana è abbastanza scettica. Ma è quanto avviene come all’interno di qualsiasi comunità. Basta pensare a come molti cattolici reagivano allo stesso tema appena qualche anno fa. Ma sono fiduciosa che le cose cambieranno. Già parlarne è un grande passo.