Sportello antigender, monta in Liguria la protesta online

Il via libera all’iniziativa da parte del Consiglio regionale ha indotto il locale Coordinamento Rainbow a reagire in diversi modi. Sbarcati sui social, i loro appelli sono divenuti virali. E sulla piattaforma “change.org” parte oggi la petizione di contrasto rivolta alla ministra Fedeli

Sportello antigender, monta in Liguria la protesta online

Il gender. Ecco il fil rouge che unisce Oltretevere con regioni come il Veneto, la Lombardia e la Liguria. Se su temi come immigrazione e accoglienza le distanze tra Bergoglio e i governatori dei detti territori sembrano siderali, esse sono pressoché nulle nella lotta alle «colonizzazioni ideologiche contro la famiglia». Ma se il carisma dell’infallibilità non mette al riparo il Papa dalle bufale, immaginarsi se possa farlo il ruolo ricoperto nel caso dei vari rappresentanti della pubblica amministrazione.

A dare il fuoco alle polveri in nome dell’antigender ci aveva pensato nella seconda metà del 2015 il Consiglio regionale del Veneto approvando una specifica mozione contro l’introduzione nelle scuole di “ideologie pericolose”. Stesso ritornello in giugno scorso al Pirellone col via libera allo “sportello famiglia” (subito ribattezzato “call center antigender“) affidato in gestione all’Age (Associazione genitori italiani).

L’11 novembre, infine, s’è aggiunta la Liguria con l’approvazione d’un simile iniziativa in sede di Consiglio regionale. Con 15 voti favorevoli è stata approvata la proposta di Matteo Rosso (FdI- An) per l’apertura d’uno sportello di primo ascolto rivolto alle famiglie «che sia in grado di informare sui diritti della famiglia con riferimento all’educazione culturale e scolastica dei figli, che potrà, inoltre, funzionare come raccolta e analisi di segnalazioni e richieste di supporto e sostegno ai genitori ad affrontare le difficoltà con i figli». Il consigliere – come riportato sul sito ufficiale della Regione Liguria – ha ricordato quanto già fatto a Milano «con l’attivazione di “uno sportello famiglia” che servirà ai genitori per denunciare la diffusione della teoria del “gender” nelle scuole, ma anche storie di razzismo o di bullismo, di droga o vandalismo».

Di fronte all’ennesima operazione di falsi allarmismi ed esasperazione degli animi in nome del fantomatico indottrinamento gender la reazione delle associazioni Lgbti non si è limitata ai comunicati e al disappunto verbale. Ed è così che la protesta del “Coordinamento Liguria Rainbow” si è concretata sui social attraverso un primo appello «per la libertà di espressione e di insegnamento, la democrazia, la laicità e il pluralismo nella scuola».

Raggiunto telefonicamente da Pride OnlineSimone Castagno, referente del Coordinamento, ha dichiarato al riguardo: «Solo tramite contatti mail l’appello ha raggiunto nel giro di pochi giorni le 300 firme Siamo molto contenti/e perché le abbiamo ottenute con i pochi mezzi che come volontari/e abbiamo a disposizione. Sono adesioni che ci fanno piacere perché, oltre ad avere come prima firmataria Michela Marzano, sono tante le persone che si sono espresse a sostegno sia nel mondo della scuola sia in quello dell’università. Tantissime, inoltre, quelle provenienti dal mondo del lavoro di Cgil e Fiom, da operatrici dei centri antiviolenza, da semplici genitori che vivono la realtà di scuole come quella del comprensorio della “Don Milani” di Genova, che da anni contrasta bullismo, omofobia e sessismo con una offerta formativa di altissimo livello.

Colpisce anche l’adesione di sigle importanti come quella di “Scosse“. C’è poi tutta la galassia delle associazioni Lgbti: dalle presidenti di Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford sino a Fiorenzo Gimelli di Agedo, Ci sono, infine, il mondo del giornalismo e della letteratura, la galassia delle associazioni e delle riviste femminsite come Marea online e Leggendaria, senza dimenticare i numerosi rappresentanti dei Consigli regionali e comunali che hanno aderito alla nostra proposta.

Crediamo che l’iniziativa portata avanti dalla Liguria voglia essere un momento di aggregazione nazionale, di tutte quelle forze che si oppongono a un modello unico e conformista di società e che credono di doversi impegnare per una società più giusta, inclusiva e libera da omofobia, sessismo, bullismo e violenza di genere, in cui ciascuno debba avere la giusta libertà di raccontarsi e di narrarsi senza pregiudizi e paure. Vogliamo marcare una differenza: laddove la mala gestione politica incute paura e diffidenza, cercheremo di fare chiarezza, offrendo tramite workshop e iniziative di formazione un confronto aperto e sereno su diverse tematiche, dall’educazione all’affettività ai modelli di nuove famiglie».

Per dare maggiore risalto all’iniziativa, nella mattinata del 9 gennaio è stata lanciata sulla piattaforma Change.org una petizione che, rivolta alla ministra Vittoria Fedeli, è finalizzata al contrasto dello sportello voluto dalla Regione Liguria.