Padova, tolto alla famiglia perchè “effeminato”? un messaggio di discriminazione

Sarebbe stato allontanato dalla madre perché “effeminato” dal tribunale di Padova. Una sentenza dalle ragioni complesse che lancia un messaggio di discriminazione nei media. Baiocco (Sapienza): “Ci sono passaggi infondati tra le motivazioni”

Padova, tolto alla famiglia perchè “effeminato”? un messaggio di discriminazione

E’ stato tolto alla famiglia perchè “effeminato“. “Atteggiamenti effeminati ostentati”, un mondo affettivo “legato quasi esclusivamente a figure femminili” e una relazione “connotata da aspetti di dipendenza” con la madre. Sono questi alcuni dei passaggi di una relazione dei Servizi sociali sulla cui base il Tribunale dei Minori ha tolto un tredicenne padovano alla madre. Secondo quando riporta “Il Mattino” di Padova,  gli assistenti sociali hanno spiegato in questo modo la situazione di un ragazzo che apparirebbe aggressivo, provocatorio, maleducato, eccentrico: “Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”. La relazione parla di “problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico” chiedendo l’allontanamento dalla famiglia per consentire  “un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce”.

La sentenza arriva dopo una serie di vicende travagliate: il padre del ragazzo è stato denunciato dalla madre per abusi sul figlio (assolto per insufficienza di prove) e questi ha già trascorso un periodo in una comunità. Per quanto non si possa entrare nel merito delle vicende familiari del ragazzo, sono le motivazioni e le argomentazioni ad essere ambigue e dense di pregiudizi.

Per essere chiari, è possibile certamente ipotizzare che la decisione del giudice sia effettivamente quella opportuna e che la famiglia del ragazzo non sia in effettivamente grado di crescerlo. Tuttavia, il fatto che il ragazzo soffra di non meglio precisati “disturbi di identificazione sessuale”, sia effeminato o eccentrico, non può essere annoverato tra gli elementi negativi per motivare una simile decisione.

Alla madre viene anche contestato il fatto che il ragazzo sia andato ad una festa di Halloween con gli occhi truccati e lo smalto sulle unghia.

Può essere questa una colpa? l’identità di genere, il modo in cui ciascuno o ciascuna (etero o omosessuale che sia) si riconosce e si esprime all’interno delle categorie culturali di uomo e donna (o prende le distanze da entrambe) è un aspetto della personalità che presenta numerose sfumature e che si evolve durante l’adolescenza.

Rimanendo nell’ambito delle ricostruzioni che i media fanno della sentenza, secondo Roberto Baiocco, Professore Associato in Psicologia dello Sviluppo, presso La Sapienza Università di Roma, “il passaggio che suscita perplessità dal punto di vista delle conoscenze psicologiche è il collegamento tra la presenza di un mondo affettivo caratterizzato da figure femminili e/o una relazione di dipendenza con la figura materna e la conseguente difficoltà di “identificazione di genere”.  La relazione causa-effetto tra relazioni familiari e identità di genere non è sostenuta da dati scientifici.  Ritengo che sia pericoloso che uno specialista della salute mentale proponga tale semplicistica associazione”

Dopo le reazioni del mondo politico e l’interrogazione parlamentare presentata da Alessandro Zan (Pd), la Presidente del Tribunale dei Minori Maria Teresa Rossi ha dichiarato che non è possibile parlare di una decisione assunta solo a causa di atteggiamenti effeminati del minorenne”.

Una dichiarazione che fa certamente pensare ad una situazione complessa, in cui persistono diverse problematiche, dove, tuttavia, in molti chiedono giustamente che vengano distinte le questioni. Dire che non è stato allontanato “solo” a causa degli atteggiamenti effeminati, conferma almeno in parte quanto si legge sulla stampa. Per questo motivo, la notizia lancia purtroppo un pesante messaggio di discriminazione, secondo il quale esprimersi in maniera non conforme alle convenzioni di genere sia una “colpa” della famiglia.

Secondo Anddos, “lo sforzo deve essere quello di rispettare questo ragazzo per quello che è, senza creare un polverone mediatico. In questo momento – ha dichiarato il Presidente Mario Marco Canale –  il messaggio dei media sta colpevolizzando il bambino e la sua identità. Va detto con chiarezza che l’essere maleducato, aggressivo, a disagio, può essere una responsabilità della famiglia, l’essere effeminato certamente no, essendo un carattere della personalità non dipende certamente dall’assenza di figura maschili o da presunti errori educativi. Vogliamo augurarci che ci siano ben altre motivazioni per togliere un figlio a una madre e che questo bambino possa avere finalmente una vita migliore rispetto a quella che ha passato”.

L’allontanamento del bimbo dal proprio nucleo familiare rappresenta un rischio troppo alto: potrebbe essere etichettato e ghettizzato, sarebbe stato meglio lasciarlo stare”. Ne è convinta Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione Europea Disturbo da Attacco di Panico (EURODAP). “Una decisione così drastica e messa al centro dei riflettori dei media comporta un “rischio molto elevato. Il pericolo che il minore venga etichettato può essere negativo come risposta del sociale nei suoi confronti. Potrebbe sentirsi condannato e ghettizzato”.

Ciò che emerge da questa vicenda è, purtroppo, il fatto che parliamo di un ragazzo non sereno, con profondi disagi. Sulle cause non è possibile spingersi oltre, ma vale senza dubbio la pena di tranquillizzare tutti quei genitori  che di fronte a un figlio o una figlia che rispettivamente giocano con le bambole o fanno “i maschiacci” potrebbero sentirsi in colpa: tolto il disagio adolescenziale che ha riguardato ogni persona, in questi casi, i problemi arrivano per via di una cultura che non rispetta ciò che le persone sono e non proviene, al contrario, da quello che esse dimostrano di essere.

In altri termini, preferire i trucchi al pallone non è una patologia, ma diventa fonte di disagio se il mondo circostante ti fa credere che non sia “normale”.

L’unico auspicio che rimane da fare è che a questa vicenda non seguano le consuete speculazioni di chi non rispetta le diversità e la dignità di ogni persona di vivere liberamente la propria vita.